Skip to main content

Da colobraro.eu a colobraro.com: il lungo viaggio del primo sito del paese

La storia del primo sito di Colobraro, nato nel 2007, e del passaggio al nuovo portale turistico colobraro.com, casa dei Colobraresi nel mondo. 

Scritto da Gaetano Virgallito
03 Giugno 2026

Una schermata del vecchio sito di Colobraro

Quando nella primavera del 2007 ho registrato il dominio colobraro.eu, internet in Italia era ancora in larga parte un territorio da esplorare. Facebook era appena arrivato, Instagram non esisteva, gli smartphone erano un'eccezione. Eppure mi era chiara una cosa: Colobraro aveva bisogno di una voce sul web, di uno spazio dove la storia, le notizie e la vita quotidiana del paese potessero trovare casa. Così, quasi per gioco e con quel briciolo di incoscienza che serve sempre per cominciare, nacque "Il Sito dei Colobraresi".

Il primo articolo pubblicato, il 23 aprile 2007, era dedicato alla Banda Musicale. Sembra un dettaglio, ma in qualche modo era un manifesto: partire dalle cose belle che il paese sapeva e sa fare, raccontarle a chi era qui e a chi era lontano. Pochi mesi dopo, il 7 giugno 2007, festeggiavamo con un certo stupore i primi 50 utenti registrati e le prime 3.400 visite. Mi sembrava un piccolo miracolo.

Un sito che voleva essere un paese

Il sito che mi ero immaginato non era solo una vetrina, ma uno spazio vivo. C'era il forum, dove si discuteva di tutto — elezioni amministrative, ricette, ricordi, e immancabilmente di magia e superstizione — e c'era una chat che, sempre quel 7 giugno, inaugurammo con appuntamento "alle ore 21.30 alla Paranza (virtuale)". Erano le serate in cui, dopo cena, ci si dava appuntamento davanti a un monitor per chiacchierare come ci si sarebbe trovati "alle panchine".

C'erano le "Pagine Gialle Colobraresi", un database delle attività del paese — dall'impresa edile al bar, dal commercialista alla pizzeria, dall'agriturismo agli annunci immobiliari — perché chi cercava qualcosa a Colobraro doveva poterlo trovare con un click. C'era una galleria fotografica che immortalava ogni festa, ogni evento, ogni momento: la Sagra dei Frizzuli, San Rocco, la Madonna del Bosco, le inaugurazioni, le elezioni, i tornei di calcetto.

E poi c'erano gli articoli. Oltre centosettanta, pubblicati uno dopo l'altro: la storia del nome del paese tratta da Crispino, il dialetto colobrarese con le sue radici greche, latine, longobarde, francesi e arabe, le cronache delle amministrative, i resoconti delle sagre, le notizie dal comune. Ogni volta che andava in onda un servizio televisivo su Colobraro — dal Terzo Pianeta di Mario Tozzi a Porta a Porta, da Marco Polo Channel a Studio Aperto — cercavamo di archiviarlo, commentarlo, contestualizzarlo, perché Colobraro non fosse soltanto il "paese che non si nomina" ma anche, e soprattutto, qualcosa di molto più ricco.

I Colobraresi nel Mondo

Una schermata del vecchio sito di ColobraroPoi è arrivato quello che, col senno di poi, è stato il regalo più bello di tutta l'avventura: i Colobraresi nel Mondo. Inaugurammo questa sezione nel settembre del 2007, quando i 100 utenti registrati e le 21.000 visite ci avevano convinto che il sito era davvero arrivato ovunque.

Il primo a scriverci fu Robert Rowley, da Las Cruces, New Mexico. I suoi nonni materni — Giuseppe Zito e Rosaria Gialdino — erano partiti da Colobraro nel 1907 per Youngstown, in Ohio. Attraverso il sito Robert aveva ritrovato un filo che lo legava a una terra che esisteva nella memoria della sua famiglia ma che lui aveva visitato per la prima volta solo nel 2003, con sua madre Amelia ottantacinquenne e suo fratello Timothy. Mi raccontò tutta la storia — la nonna sarta che lavorava da Egidio Rondinelli, il nonno pastore, la partenza scaglionata dei figli — e da quel momento curò una rubrica fissa sul sito: Una voce dall'America.

Poi ci scrisse Pasqualina Di Sirio dal Belgio, che ci segnalò un articolo dell'Economist sulla Basilicata e ci mandò la traduzione. Poi Marcella Capraruolo dal Camerun — la sua famiglia era partita per la Francia nel '57, poi l'Africa nel '70, tra Costa d'Avorio, Benin, Guinea, e adesso il Camerun. Ci raccontò che da due anni stava cercando casa a Colobraro per tornarci, un giorno, "per vivere tra i miei durante la mia vecchiaia". Ce ne furono altri, in numero crescente, dall'Argentina al Canada alla Germania. Ogni messaggio era una piccola storia di radici, di nostalgia, di appartenenza, e mi confermava che la mappa visite che vedevo sul gestionale — con punti accesi in mezzo mondo — non era un dato astratto, ma una rete di persone vere.

Perché ho sospeso il sito nel 2013

Quando nel 2013 ho deciso di sospendere gli aggiornamenti di colobraro.eu, non l'ho fatto a cuor leggero. Tenere viva una piattaforma come quella — con forum, chat, news quotidiane, database aziende, galleria immagini — richiedeva un tempo che, semplicemente, avevo smesso di avere. Nel frattempo i social media avevano cambiato le regole del gioco: prima Facebook, poi Instagram, avevano assorbito le conversazioni, le foto, gli scambi. Era più immediato, più "facile", più dispersivo. Mi è sembrato logico spostare lì la voce di Colobraro, e per qualche anno è andata così.

Ma c'è una cosa che i social media non sanno fare, e che ho capito col tempo: non hanno memoria. Le notizie scorrono nella timeline e dopo due giorni sono introvabili. I post si perdono in mezzo a mille altri post. Una ricetta della nonna pubblicata oggi, fra un anno è impossibile da ritrovare. Una foto del centro storico finisce sepolta sotto centinaia di altre immagini. La storia di Colobraro — che ha mille anni e merita di essere raccontata bene — non può vivere in un flusso senza fondo, segmentato per algoritmi e tagliato dalle piattaforme a seconda di quello che oggi conviene mostrare.

colobraro.com: un nuovo inizio, e un ritorno

Una schermata del vecchio sito di ColobraroE così, dopo molto rimuginare, eccoci a colobraro.com. È un nuovo inizio, ma è anche, per me, un ritorno. Questa volta il taglio è dichiaratamente turistico: raccontiamo i monumenti — la Chiese, il Castello, e via via tutti gli altri — diamo informazioni utili a chi arriva da fuori, costruiamo una vetrina che restituisca al paese la sua dignità di luogo da visitare e da amare. La comunicazione del Comune trova qui uno spazio ufficiale e stabile, non più affidato alle bizze degli algoritmi.

Ma c'è una promessa che voglio fare, ed è la stessa di quindici anni fa: il nuovo sito non vuole essere solo una vetrina. Voglio che il sito continui a essere il punto di incontro per i Colobraresi nel Mondo, quelli a cui il primo sito — nel suo piccolo — aveva restituito un pezzo di radici. Lo faremo in modo diverso, certo: i social media oggi sono uno strumento potente e li useremo come amplificatore, per raggiungere chi vive lontano, per portare le notizie nelle bacheche di chi ha Colobraro nel sangue ma non più nell'indirizzo. Il sito resterà l'archivio, la memoria, la casa stabile. I social saranno la porta aperta sul mondo, ma la casa è qui.

A tutti i Colobraresi che leggeranno queste righe — quelli del paese, quelli del Nord Italia, quelli di Youngstown, di Buenos Aires, del Camerun, di ovunque vi abbia portato la vita — e a tutti i curiosi che si trovano a passare di qui, l'invito è semplice: esplorate il sito. Nelle sezioni dedicate al borgo e ai monumenti troverete il racconto del Castello, della Chiesa Matrice di San Nicola di Bari, della Cappella dell'Icona e via via di tutti gli altri luoghi che fanno di Colobraro quello che è. Nella sezione storia abbiamo cominciato a ricostruire vicende note e meno note del nostro passato. E nella nuova sezione blog — quella che state leggendo proprio ora — arriveranno presto contenuti a cui tengo molto: storie, approfondimenti, ricordi, curiosità che meritano più di un post sui social.

Il blog di colobraro.com nasce, lo dico chiaramente, come uno spazio aperto. Se avete una storia di famiglia da raccontare, una vecchia foto che merita di essere vista, una ricerca, un articolo, un ricordo, una poesia — scriveteci. Mandateci i vostri contributi e, se sono in linea con lo spirito del sito, troveranno qui una casa. Colobraro è di tutti i Colobraresi, ovunque essi siano: anche questo blog vuole esserlo.

Il vostro Gaetano Virgallito.