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Mother Mango: la canzone che riporta a Colobraro la storia di Rosa Fortunato

Da un campo di Colobraro a Brier Hill, e ritorno. Il musicista italo-americano Nick Adduci dà voce alla sua antenata in un lamento folk – e attraverso quella canzone ritrova una cugina nel paese da cui tutto è cominciato.

Scritto da Gaetano Virgallito
08 Giugno 2026

Da un campo di Colobraro a Brier Hill, e ritorno. Il musicista italo-americano Nick Adduci dà voce alla sua antenata in un lamento folk – e attraverso quella canzone ritrova una cugina nel paese da cui tutto è cominciato.

Nel 1911, in un campo di Colobraro, una donna di nome Rosa Fortunato Mango venne uccisa a colpi di pala da uno zio, per aver messo piede su una terra che lui considerava sua. Ad assistere alla scena c'era sua figlia, una bambina di nome Maria. Pochi anni dopo, nel 1920, Maria avrebbe lasciato per sempre la Basilicata, portando con sé, oltre l'oceano, quel ricordo come un seme conficcato dentro.

Più di un secolo dopo, dall'altra parte dell'Atlantico, a Youngstown, in Ohio, un giovane musicista ha deciso di restituire la parola a quella bambina. Si chiama Nick Adduci, ha 27 anni, è insegnante d'arte e cantautore, ed è il pronipote di Maria – e dunque discendente diretto di Rosa. La sua canzone, "Mother Mango", è il lamento di una figlia che guarda morire la propria madre: un brano folk scarno e ipnotico, cantato in prima persona dalla voce di quella bambina ormai lontana nel tempo.

Il titolo nasconde un doppio senso che attraversa tutto il testo: Mango è il cognome della famiglia, ma è anche il frutto. Da qui un intreccio di immagini – l'albero abbattuto, la vite svuotata, il nocciolo seminato nello stomaco, la terra resa "marcia" dalla crudeltà – in cui la perdita di Rosa diventa un albero genealogico reciso e la campagna di Colobraro un personaggio a tutti gli effetti.

"Mother Mango" sarà la seconda traccia di "Tabula Rasa", il quarto album di Adduci, in uscita a luglio: un disco che, non a caso, parla di perdita, abbandono e ricominciare da capo. Ma la storia di questa canzone non finisce in sala d'incisione. Dopo l'uscita, il brano ha cominciato a viaggiare tra le comunità della diaspora lucana negli Stati Uniti – molti emigrati di Colobraro si stabilirono proprio a Brier Hill, la "Piccola Italia" di Youngstown – fino a tornare, quasi per miracolo, al punto di partenza: una discendente di Rosa che vive ancora a Colobraro ha riconosciuto quella storia e ha contattato Nick. Due rami della stessa famiglia, separati da un secolo e da un oceano, si sono ritrovati grazie a una canzone.

Abbiamo rivolto a Nick Adduci alcune domande sulla sua musica, sulla sua famiglia e sul legame mai spezzato con il paese delle sue origini. Ecco cosa ci ha raccontato.

"Mother Mango" – il testo

Testo originale (Nick Adduci)

I saw my mother die today
I heard my daddy cry today
A man, my great uncle, came with a shovel
and murdered my mother in a field

I watched my mother try to explain
Her reason for being there seemed to plain
The man would not hear it, he didn’t seem to care
as he murdered my mother right then and there

Oh, dear uncle of mine
Now what shall be buried in the clay tonight?
Your soil is rotten, for it has not forgotten
The memory of the blade which cut the tree down

The fruit of this labor is heavy to bear
Since the pit in my stomach has been sewn in there
Oh, where is the vine so as empty as mine?
I soon must be leaving this land

For what little girl should have to endure
A motherless childhood and being so poor
In both money and spirit, sometimes I still hear it
As whispers of memory go whistling by

Oh, dear uncle of mine
Now what shall be buried in the clay tonight?
Your soil is rotten, for it has not forgotten
The memory of the blade which cut the tree down

Many years now in America, still
From old Colobraro to Brier Hill
I’ll always miss my mother, I’ll still feel the same
As the day when those tears from a young girl did rain

Yes, I’ll always miss my mother, I’ll still feel the same
As the day when those tears from a young girl did rain

Traduzione italiana

Ho visto mia madre morire oggi
Ho sentito mio padre piangere oggi
Un uomo, mio prozio, è arrivato con una pala e ha ucciso mia madre in un campo

Ho guardato mia madre cercare di spiegare
La sua ragione di essere lì sembrava così chiara
L'uomo non volle ascoltare, non parve curarsene
mentre uccideva mia madre proprio lì, in quell'istante

Oh, mio caro zio
Cosa verrà sepolto nell'argilla stanotte?
La tua terra è marcia, perché non ha dimenticato
La memoria della lama che abbatté l'albero

Il frutto di questa fatica è pesante da portare
Da quando il nocciolo nello stomaco mi è stato seminato dentro
Oh, dov'è una vite vuota quanto la mia?
Presto dovrò lasciare questa terra

Perché quale bambina dovrebbe sopportare
Un'infanzia senza madre, ed essere così povera
Di denaro e di spirito — a volte lo sento ancora
Come sussurri di memoria che passano sibilando

Oh, mio caro zio
Cosa verrà sepolto nell'argilla stanotte?
La tua terra è marcia, perché non ha dimenticato
La memoria della lama che abbatté l'albero

Sono tanti anni ormai in America, eppure
Dalla vecchia Colobraro a Brier Hill
Mi mancherà sempre mia madre, sentirò sempre lo stesso
Di quel giorno in cui le lacrime di una bambina caddero come pioggia

Sì, mi mancherà sempre mia madre, sentirò sempre lo stesso
Di quel giorno in cui le lacrime di una bambina caddero come pioggia

L'intervista a Nick Adduci

1. L'artista e la sua musica

Nick Adduci

Nick Adduci

Puoi presentarti ai nostri lettori di Colobraro? Dove vivi, di cosa ti occupi e come sei arrivato alla musica?

Vivo a Youngstown, in Ohio. Ho 27 anni. Sono insegnante d'arte in un piccolo distretto scolastico della Pennsylvania occidentale. La musica è sempre stata un fulcro creativo centrale nella mia vita. Ho iniziato a esibirmi nei bar e nei locali della zona a 18 anni, anche se scrivo musica e suono la chitarra da quando ne avevo circa 10. È stato mio padre a farmi conoscere tutta la grande musica che mi ha segnato profondamente da ragazzo: i Beatles, gli Steely Dan, Bob Dylan, Dean Martin, Linda Ronstadt, solo per citarne alcuni.

Stai lavorando al tuo quarto album in studio al Peppermint Recording Studio di Youngstown. Cosa puoi raccontarci di questo progetto? E "Mother Mango" dove si colloca: fa parte dell'album o è un'uscita a sé?

Il nuovo album si intitola "Tabula Rasa". Sul piano dei temi, molte canzoni parlano di perdita, abbandono e del ricominciare da capo. Ho scritto quasi tutti i brani nel 2025, compreso "Mother Mango", che sarà la seconda traccia. Ho pubblicato la versione acustica per voce e chitarra come singolo a sé, mentre la versione dell'album avrà più strumenti. Il disco è stato prodotto da Anthony LaMarca, un musicista davvero in gamba di Youngstown. Io e Anthony suoniamo quasi tutti gli strumenti. C'è anche Dean Anshutz, un altro grande musicista, alla batteria; Dean ha inoltre affiancato Gary Rhamy nella registrazione. Gary è il proprietario del Peppermint, uno studio molto storico di Youngstown e uno dei miei posti preferiti al mondo. L'uscita è prevista per luglio e sono molto emozionato. Penso che sarà un bel disco.

Sei anche insegnante d'arte. Come si nutrono a vicenda i tuoi due mondi creativi, l'arte visiva e la musica?

Uno dei miei soggetti preferiti, quando dipingo, sono i membri della mia stessa famiglia, soprattutto quelli che non ho mai conosciuto. Ho scatole piene di vecchie fotografie delle mie prozie, dei miei prozii e dei miei nonni, di Pittsburgh e di Youngstown. Quasi tutti sono morti prima ancora che io nascessi. So chi sono e so tutto di loro, ma non ho potuto conoscerli di persona. Quando ne faccio il ritratto mi diventano più familiari: studio e riproduco con cura ogni espressione. Molti di questi ritratti finiscono sulle copertine dei miei album, che disegno sempre io. Anche se la mia famiglia è spesso il soggetto delle mie opere visive, non era qualcosa che avevo davvero esplorato nella scrittura delle canzoni, fino a "Mother Mango". Per me la canzone, come un ritratto, è un modo per preservare una storia di famiglia. Sia l'arte visiva sia la musica hanno il potere di trasformare l'ordinario in qualcosa di senza tempo.

Ascoltando i tuoi dischi precedenti (United Music, United Music II, Conversations), come descriveresti il tuo stile a chi non ti ha mai sentito?

Cerco di costruire progressioni di accordi davvero particolari, quindi c'è sicuramente un'armonia un po' insolita. Per me è la cosa principale. Amo molto Nick Drake, gli Steely Dan, i Velvet Underground e Leonard Cohen: quelle influenze si sentono di certo. Sul fronte della produzione, a volte è un vero "wall of sound", un muro di suono. Tendo a un approccio molto stratificato in fase di registrazione. In generale credo che la mia musica abbia un suono molto retrò.

2. La scoperta della storia

Maria Mango Adduci da adulta

Maria Mango Adduci da adulta

Quando hai saputo per la prima volta cos'era accaduto alla tua trisavola Rosa Fortunato Mango a Colobraro, nel 1911? Chi te l'ha raccontato, e quanti anni avevi?

È stato mio padre a raccontarmi la storia. Non ricordo quanti anni avessi, ma la conosco da molto tempo. Credo di essere rimasto un po' scioccato la prima volta che l'ho sentita. Mi era difficile credere che qualcosa di così violento fosse accaduto nella nostra famiglia.

In famiglia la storia di Rosa veniva raccontata spesso, o era più un ricordo sussurrato? Ci sei cresciuto, o l'hai scoperta da adulto?

Direi che era senz'altro nota all'interno della famiglia, ma non era qualcosa di cui si parlava spesso. Da bambino non ne sapevo nulla. Credo sia successo quando mio padre, guardando vecchie foto e vecchie carte, mi mostrò un vecchio documento dattiloscritto. Era tutto in italiano e ripercorreva la storia della famiglia Mango a Colobraro. L'omicidio era descritto in modo molto asciutto, e il documento sembrava più un resoconto storico che una storia familiare personale.

Tua bisnonna Maria Mango Adduci, che da bambina assistette all'omicidio, ne ha mai parlato direttamente con qualcuno che conosci? Esistono lettere, fotografie o documenti di famiglia che si sono conservati?

L'unico documento di famiglia che attesti l'omicidio, e che io abbia visto, è quel resoconto dattiloscritto di cui parlavo. Ci sono molte fotografie di Colobraro scattate durante una visita che mio nonno Vincent Adduci (figlio di Maria) fece negli anni '80. In quelle foto ci sono persone e luoghi, ma non so granché su chi o cosa siano. Mio nonno è morto quando ero piuttosto piccolo, quindi non ho mai avuto l'occasione di chiedergli nulla. La mia bisnonna è morta 10 anni prima che io nascessi. Ho visto tante sue foto. Mio padre ricorda Maria Mango Adduci come sua nonna. Mi ha raccontato che non parlò mai apertamente dell'omicidio a cui aveva assistito. Mi dicono che fosse una cuoca bravissima e che avesse sempre una bella risata.

Hai fatto ricerche genealogiche sulle famiglie Mango, Fortunato e Adduci? Hai trovato documenti provenienti da Colobraro o da San Giorgio Lucano?

Abbiamo alcuni certificati di nascita, di matrimonio e vecchie fotografie. A parte questo, non ho molti documenti. Quasi tutta la storia di famiglia che conosco è fatta di storie tramandate: sono cresciuto ascoltandole e le conosco quasi tutte a memoria. Mio padre e diversi miei cugini hanno fatto qualche ricerca per conto loro, con risultati limitati, e stanno cercando di completare l'albero genealogico sul sito ancestry.com. Eventuali cugini lontani in Italia sono caldamente invitati a darci una mano.

3. La nascita di "Mother Mango"

Maria con suo figlio Vincent e i nipoti

Maria con suo figlio Vincent e i nipoti

Perché hai scelto di scrivere questa canzone proprio ora, più di un secolo dopo i fatti? Cosa ti ha spinto a dare voce alla storia di Rosa in questo momento della tua vita?

L'anno scorso il mio amico Anthony LaMarca contattò me e altri musicisti di Youngstown e Pittsburgh con l'idea di formare una "supergroup" italo-americana. Il mio contributo sarebbe stato scrivere una canzone su qualche aspetto dell'essere italiano. Non riuscivo a pensare a nulla che non fosse già stato raccontato. Poi mi è tornata in mente la storia che mio padre mi aveva raccontato sull'omicidio di Rosa in Italia. Ho scritto "Mother Mango" inizialmente come contributo a quel progetto italo-americano. Il progetto è ancora in lavorazione, ma ho tenuto la canzone per quanto si è rivelata potente.

La canzone è scritta in prima persona, dal punto di vista di Maria bambina che guarda morire la madre. Cosa ha significato, emotivamente e come autore, indossare la sua voce?

Onestamente, l'ho affrontata come un esercizio creativo: tendo a mettere da parte il coinvolgimento emotivo rispetto al tema. Non era la prima volta che scrivevo una canzone in prima persona dal punto di vista di qualcun altro. Le altre due volte l'avevo fatto dalla prospettiva di Jim Traficant (un politico corrotto di Youngstown) e da quella di Giuda Iscariota. Mentre scrivevo "Mother Mango", mi sono rapportato alla storia di Maria come avrei fatto con qualunque altra storia presa dalla storia o dalla letteratura. Credo sia proprio perché non l'ho conosciuta di persona che sono riuscito a prendere le distanze e a scrivere la canzone in questo modo. Se fosse stata mia madre, non credo che avrei potuto raccontare la sua storia in modo così diretto.

Musicalmente, come hai costruito il brano? Avevi in mente un suono o un'atmosfera precisa per reggere una storia così pesante?

Sapevo di volerla far suonare come una canzone folk, perché in fondo è proprio questo. Ho usato la mia accordatura preferita per la chitarra, in cui sia la corda più acuta sia quella più grave sono abbassate di un tono intero. Questo contribuisce di sicuro al suono ronzante che pervade il brano, e rende la chitarra più piena, soprattutto suonata da soli. Il giro di accordi del ritornello è uno che non avevo mai usato prima. Mi è più facile trovare progressioni insolite come questa quando scrivo in accordature alternative. Volevo che la canzone avesse un suono unico.

La canzone è arrivata ad altri discendenti di famiglie colobraresi negli Stati Uniti? Che reazioni hai ricevuto dopo l'uscita?

Dopo l'uscita ho condiviso subito la canzone con Jenna DeLuca, che gestisce una seguitissima pagina online chiamata "Modern Italian American". Dai social sapevo che la famiglia di Jenna viene da Colobraro e da Brier Hill, proprio come la mia. Jenna ha avuto la gentilezza di condividere la canzone con alcuni suoi cugini che vivono a Colobraro. È successo che uno di loro mi ha contattato. Si è scoperto che la cugina di Jenna è una discendente diretta di Rosa Fortunato Mango, il che la rende una mia cugina lontana. Le ho mandato molte delle vecchie fotografie che mio nonno scattò durante la sua visita a Colobraro. Ha riconosciuto delle persone nelle foto e conosceva persino la storia di Rosa. È stato incredibile riuscire a entrare in contatto con una persona di Colobraro imparentata con la mia stessa famiglia.

4. Il testo, da vicino

C'è un gioco di parole tanto bello quanto doloroso lungo tutta la canzone: Mango è il vostro cognome ma è anche un frutto. Versi come "Il frutto di questa fatica è pesante da portare / da quando il nocciolo nello stomaco mi è stato seminato dentro" e "dov'è una vite vuota quanto la mia?" sembrano voluti. Ci spieghi queste immagini?

Non so granché sulle circostanze dell'omicidio. Non volevo essere troppo specifico nel racconto, per non rischiare di dire per sbaglio qualcosa di inesatto. Così ho deciso di concentrarmi di più sui sentimenti che la bambina deve aver provato. Quanto all'ambientazione, ho scelto di tenerla molto vaga. Sapevo che l'omicidio era avvenuto in una sorta di campo, perciò ho usato quei versi a doppio senso sia per evocare un senso del luogo, sia per aggiungere profondità emotiva.

Il verso "La tua terra è marcia, perché non ha dimenticato / la memoria della lama che abbatté l'albero" è uno dei momenti più intensi. Cosa sono, per te, la "lama" e l'"albero"? E la terra stessa è una specie di personaggio nella canzone?

La "lama" si riferisce di sicuro all'atto dell'omicidio. L'"albero" è Rosa. La terra è personificata, come se fosse stata resa "marcia" dalla crudeltà dello zio. Non avevo pensato alla terra come a un personaggio, ma ora che ci rifletto immagino possa rappresentare la famiglia Mango nel momento in cui Rosa fu abbattuta e "sradicata" come un grande albero. Di fronte a una perdita così profonda, la bambina resta vuota quanto l'argilla arida sulla quale ha visto cadere sua madre.

Canti "Dalla vecchia Colobraro a Brier Hill". Per i lettori italiani che non lo conoscono, cos'era Brier Hill, il quartiere italiano di Youngstown dove si stabilirono tanti colobraresi? Ne resta qualcosa oggi?

Brier Hill è un quartiere nella zona nord della città, a volte chiamato la "Piccola Italia" di Youngstown. È lì che i miei bisnonni si stabilirono quando arrivarono in America. Molte delle persone di Brier Hill venivano da Colobraro. Come in tanti quartieri di Youngstown, però, la popolazione è diminuita parecchio rispetto ai vecchi tempi. Ci sono ancora la chiesa cattolica di Sant'Antonio e un club italo-americano (ITAM Post #12). Ogni estate c'è una festa italiana, a cui partecipo fin da quando ero piccolo. Molte persone importanti della zona vengono da Brier Hill: da rispettabili uomini d'affari fino a diversi membri della malavita di Youngstown.

L'immagine finale, "il giorno in cui le lacrime di una bambina caddero come pioggia", ritorna due volte. Perché hai voluto chiudere sulla bambina, e non su Rosa o sullo zio?

La canzone comincia e finisce con la bambina. Anche dopo essere cresciuta e aver lasciato l'Italia, resta perseguitata dal ricordo doloroso di aver visto morire sua madre. Posso solo immaginare come si sia sentita. So che ha vissuto una buona vita in America, ma non credo che qualcosa di così profondamente traumatico possa mai essere dimenticato.

5. Colobraro: cosa sai, cosa immagini, se verrai

Vincent Adduci a Colobraro nel 1980

Vincent Adduci a Colobraro nel 1980

Cosa sai di Colobraro oggi? Hai mai visto foto, video o mappe del paese? Che immagine ne porti dentro?

Quasi tutte le foto che ho visto sono quelle che mio nonno scattò negli anni '80, quando andò a trovare i suoi cugini. Da quel poco che ho visto nelle immagini, immagino Colobraro come un paese molto pittoresco, in una zona bellissima del Paese. Da quel poco che so della mia storia familiare lì, immagino che oltre 100 anni fa possa essere stato un luogo difficile in cui vivere.

Conosci la celebre fama di Colobraro in Italia, il cosiddetto "paese che non si nomina", legato alle leggende della masciara e alle superstizioni popolari? Qualcuna di quelle storie ha attraversato l'oceano con la tua famiglia?

Ne ho sentito parlare, ma non ne so molto.

Cosa ti hanno raccontato tuo nonno Vincent, o altri parenti che conobbero le generazioni più anziane, della vita a Colobraro? Ricette, parole in dialetto, modi di dire, feste, tradizioni religiose: qualcosa è sopravvissuto nella tua famiglia?

Sono stato molto fortunato a crescere con tante tradizioni italiane sopravvissute sia da Colobraro sia dalla famiglia di mia nonna, dell'Abruzzo. Soprattutto le ricette e lo slang italo-americano sono rimasti vivi. Siamo molto orgogliosi delle nostre origini. Amo essere italiano, è una parte importante della mia identità. Ho diversi cugini che parlano ancora italiano. Io non lo parlo fluentemente, ma conosco molte parole gergali e dialettali, che fanno parte del mio vocabolario fin da bambino.

Qualcuno della famiglia Adduci mantiene ancora i contatti con parenti o cugini lontani a Colobraro o in Basilicata?

Alcuni dei nostri cugini emigrati più di recente mantengono ancora i contatti con i parenti in Basilicata. Per quanto riguarda la nostra famiglia più stretta, non ci sono molti contatti. So che mio nonno, quando era in vita, rimase in contatto con i cugini di Colobraro. Per fortuna sono riuscito a mettermi in contatto direttamente con una cugina lontana di Colobraro proprio grazie a "Mother Mango", che è arrivata a un pubblico italiano.

Sei mai stato in Italia? E – la domanda che tutta Colobraro aspetta – pensi di venire a vedere il paese da cui viene la tua famiglia? Se venissi, cosa vorresti soprattutto fare, vedere o ascoltare qui?

Non sono mai stato in Italia: sono uno dei pochi della mia famiglia a non averci viaggiato. Ho assolutamente intenzione di venire a vederla, un giorno. Mi piacerebbe moltissimo vedere i luoghi in cui hanno vissuto i miei familiari e incontrare i parenti ancora in vita. Voglio scoprire se il cibo e lo stile di vita assomigliano a quelli degli italo-americani di Youngstown. Mi piacerebbe anche trovare documenti più dettagliati sulla famiglia Mango, soprattutto per scoprire di più sulle circostanze della morte di Rosa.

Infine: c'è qualcosa che vorresti dire direttamente agli abitanti di Colobraro, che leggeranno questo articolo proprio nel luogo in cui Rosa visse, lavorò e morì?

Spero che apprezzerete questa canzone. Anche se la mia famiglia più stretta non vive a Colobraro da 100 anni, credo che ci sarà sempre un legame. So che Colobraro dev'essere un posto bellissimo, e so che Rosa dev'essere stata una persona bellissima. Voglio mantenere viva la sua memoria, e spero che mi aiuterete a custodire questa storia. Si dice che la musica sia una lingua universale, da un Paese all'altro e da una generazione all'altra. La storia della mia famiglia è ugualmente la storia della vostra famiglia. È qualcosa che condividiamo.


Dove ascoltare Nick Adduci

 

"Mother Mango" è disponibile sulle principali piattaforme di streaming. Il quarto album di Nick Adduci, "Tabula Rasa", è atteso per luglio 2026.