C'è un braccialetto verde, di quelli che si distribuiscono durante l'evento Asparagus, che oggi non si trova più a Colobraro. E nemmeno in Basilicata. Per ritrovarlo bisogna salire fino a 2.000 metri di quota, lungo la strada sterrata che unisce i sette laghi dei Monti Zeravshan, nel cuore del Tajikistan. Lì, al polso di un bambino di uno di quei minuscoli villaggi rurali dove il turismo non è mai arrivato, il nostro braccialetto continua il suo viaggio.
A portarlo fin lassù è stato il dottor Dario Vista: biologo nutrizionista, tecnologo alimentare e divulgatore scientifico, volto noto delle rubriche televisive dedicate al cibo e alla lotta alle fake news alimentari, firma mensile de "Il Salvagente" e — lo scopriremo in questa intervista — molto più legato a Colobraro di quanto si possa immaginare. Quando sul suo profilo Instagram è comparsa la foto di quello scambio di braccialetti, con il tag al profilo di Colobraro, non potevamo non chiedergli di raccontarci tutta la storia.
Una storia che parte da una frittata di asparagi selvatici, passa per un volo di sola andata verso l'Asia Centrale e arriva a una lezione semplice e preziosa: l'accoglienza vera, quella che resiste ai margini del mondo, dai borghi lucani ai villaggi del Pamir.
Chi è Dario Vista
Tu sei biologo nutrizionista ma anche tecnologo alimentare e divulgatore: come convivono queste tre anime? Quale è nata per prima?
Sono tre attività intimamente collegate tra loro: il nutrizionista e il tecnologo alimentare trattano il cibo rispettivamente per la sua funzione di sostentamento e per la sua sicurezza; entrambe le professioni devono garantire la salute e la consapevolezza del consumatore e proprio da questo — in un periodo storico afflitto da pericolose fake news — nasce l'attività di divulgazione.

Dario Vista nel suo studio
In TV e su "Il Salvagente" ti occupi molto di fake news alimentari e tutela del consumatore: qual è il falso mito sul cibo che ti dà più fastidio sentire ripetere?
Per restare in tema con l'intervista potrei dire "gli alimenti con calorie negative", tra i quali vengono annoverati gli asparagi. Non c'è bisogno della grottesca bufala delle calorie negative per promuovere un alimento prezioso come l'asparago.
Realmente però una fake che trattai a Striscia la Notizia mi faceva molto arrabbiare ed era quella sui cibi anti-COVID. Un misero stratagemma di monetizzare attraverso clickbait in un triste momento storico.

Dario in TV
Hai radici (e uno studio) in Basilicata: che rapporto hai con questa terra e con la sua cucina?
La Basilicata ha una tradizione culinaria che va al di là dell'alimento, delle sue proprietà e della sua qualità organolettica. La cucina lucana è stare insieme, amare e accogliere.
L'incontro con Asparagus e Colobraro
Come hai conosciuto l'evento Asparagus? E come sei arrivato a Colobraro?
In 47 anni non sono mai stato a Colobraro e nel mese di maggio 2026, ironia della sorte, ci sono venuto ben due volte. A inizio mese nella manifestazione Asparagus in una veste che forse non tutti conoscono, quella di musicista. Da più di vent'anni la mia estate è il palco con i Musicamanovella, ma questa è tutta un'altra magnifica storia… La seconda volta invece, sempre a maggio, ho anche dormito a Colobraro e ci sono arrivato con un mezzo a propulsione umana, la bicicletta. Colobraro è stata la prima tappa del Basilicata Coast to Coast da Metaponto a Maratea organizzato da Basilicata Bike Trail. Ho dormito, ma soprattutto ho di nuovo apprezzato la cucina locale e dopo 115 km e un sacco di salite, ho dato grande soddisfazione a tavola.

Dario sul palco di Asparagus
Da nutrizionista: che voto dai all'asparago selvatico, il protagonista dell'evento?
L'asparago selvatico è un alimento unico, grezzo ma al contempo gourmet. Nulla da invidiare, per il suo gusto intenso, ai ricercati e costosi ingredienti delle cucine stellate. Completamente diverso dalla "piatta" versione coltivata. Buono e anche salutare: drenante, ricco di sali minerali e ipocalorico.
E tra i piatti proposti durante l'evento, ce n'è uno che ti è rimasto nel cuore?
Asparago per me fa binomio indiscusso con frittata: godimento puro senza sensi di colpa.
Eventi come Asparagus, che uniscono un prodotto spontaneo del territorio, la cucina locale e la festa di paese, che valore hanno secondo te?
Manifestazioni come Asparagus sono fondamentali per rinnovare ogni anno momenti di gioia e spensieratezza e ricordare che esistono prelibatezze e persone senza le quali il patrimonio gastronomico svanirebbe.
Che impressione ti ha fatto Colobraro, il paese "di cui non si dice il nome"? Ti sei portato via qualche scaramanzia?
Colobraro è un borgo incantevole, così alto e arroccato che si vede il mare; arrivarci e lasciarlo in bici poi è il non plus ultra. L'accoglienza dei Colobraresi è indescrivibile; non sono mai stato scaramantico, anzi al contrario devo ritenermi fortunato di aver scoperto dopo 47 anni questa ennesima splendida realtà.
Il viaggio in Tajikistan
Veniamo al viaggio. Come nasce l'idea di una meta come il Tajikistan? Non è esattamente una destinazione da catalogo.
Il catalogo è uno strumento turistico. Il viaggio è conoscenza, avventura, imprevisti, ma soprattutto rapporti veri con l'umanità.
Devo confessarti che quando con Marika abbiamo preso l'aereo in Italia per raggiungere il Kazakhstan (volo sola andata) non era assolutamente nei programmi di andare in Tajikistan.
Siamo amanti del viaggio improvvisato. Abbiamo attraversato l'India del Sud zaino in spalla, quasi tutta la Cina in treno, Capo Nord in auto e in tenda… In quest'ultimo viaggio dal Kazakhstan siamo arrivati in Uzbekistan con un treno notturno di quasi 18 ore in una minuscola cuccetta condivisa con altre due signore kazake; da Samarcanda poi, guardando la cartina, abbiamo notato la vicinanza del Tajikistan e allora ci è venuta subito l'idea di prendere un pulmino fino alla frontiera. Confine attraversato a piedi dopo una decina di controlli (non sono le nostre dismesse dogane, in queste zone l'attraversamento te lo devi guadagnare con tanta pazienza e self control) e poi un'incredibile avventura sulle strade diroccate dei Monti Zeravshan, vicino ai famosi Monti Fann.

Dario e Marika in viaggio
Nei tuoi post parli di villaggi fuori dal tempo e di un'ospitalità sincera: cosa ti ha colpito di più delle persone incontrate?
Il Tajikistan è un posto vero, non quelle zone modificate e alterate per finalità turistiche. Andare in Tajikistan significa andare tra la gente comune che ti guarda come un alieno e non come un pollo da spennare. Un alieno da accogliere senza limiti, perché l'ospite è un dono di Dio.
Da tecnologo alimentare in viaggio: cosa si mangia da quelle parti?
In Tajikistan, ma un po' in tutta l'Asia Centrale, la pietanza onnipresente è il Plov, un riso cotto con la tecnica pilaf che mantiene i chicchi sgranati, condito con carote gialle, cipolla, spezie e carne di agnello o vitello. Ricordiamo che i paesi con il suffisso -stan hanno una maggioranza islamica, per cui la carne di maiale è quasi assente. Il cibo tipico dello street food tajiko è il Samsa (simile per forma e gusto ai famosi Samosa indiani), un fagottino triangolare non fritto, ma cotto al forno, ripieno di cipolla e cumino nella versione con carne, o con zucca e patate.

Marika fa nuove amicizie
E ora l'aneddoto da cui è nata questa intervista: ci racconti lo scambio di braccialetti?
Passeggiavamo lungo la riva di uno dei sette laghi dei Monti Zeravshan quando dal nulla sbuca uno scalpitante gruppo di bambini al grido di "salom salom" (ciao). La strada che unisce i sette laghi è un percorso accidentato di circa 15 km che non ha uscita; non è un luogo di passaggio per i viaggiatori diretti verso la Pamir Highway e l'estremo Oriente… ci devi andare apposta.
Lungo questa strada impervia in salita (parte da 1600 e arriva a 2400 mt slm) minuscoli gruppi di case rurali a destra e sinistra dell'impetuoso fiume Zeravshan formano altrettanto piccoli villaggi dove l'anima pulsante sono proprio questi bambini. Non sono popoli abituati al turismo, per cui non cercano elemosina ma contatto umano, abbracci, parole, sorrisi e, come nel caso di questo bambino, "piccoli ricordi materiali". Un braccialetto in cambio del suo braccialetto. Al mio polso avevo un braccialetto del Cammino di Santiago, uno che mi diede una signora di etnia Tao in un villaggio della Cina rurale, altri braccialetti non degni di nota e poi il braccialetto di Asparagus. Quale migliore oggetto di scambio legato alla mia terra?

La foto da cui ha avuto inizio questa storia
Che effetto ti fa saperlo lì, a migliaia di chilometri da Colobraro?
Questa cosa mi fa impazzire e mi fa impazzire anche pensare che non sia il Tajikistan la destinazione finale del braccialetto, che continuerà il suo cammino attraverso un altro viaggiatore. Il braccialetto che mi ha donato il bambino presumo venga da qualche altro viaggiatore, perché recita una frase cristiana ed ebraica dal libro dei Proverbi dell'Antico Testamento: "Trust in the Lord with all your heart".
Dai borghi lucani ai villaggi tajiki
C'è un filo che unisce i piccoli paesi lucani e i villaggi del Tajikistan? Cosa possono insegnarci queste comunità "ai margini"?
Il trait d'union tra i paesi lucani e i villaggi tajiki è sicuramente l'accoglienza, una virtù che purtroppo tende a scomparire o quanto meno sta perdendo di autenticità. Non l'opera d'arte al museo e nemmeno il maestoso monumento; la purezza d'animo è quello che resta nel cuore di un viaggiatore.
Tornerai a Colobraro?
Certo che sì: in macchina, in bici, a piedi, non so come, ma tornerò. Lunga vita ad Asparagus. Viva Colobraro.

Il dott. Dario Vista è biologo nutrizionista, tecnologo alimentare e divulgatore scientifico. Collabora con le principali emittenti televisive nazionali nelle rubriche dedicate a cibo, nutrizione e tutela del consumatore, e firma ogni mese un articolo-inchiesta sulla rivista "Il Salvagente".
Il video completo del viaggio presto sul suo canale YouTube!
Lo trovate anche su questi canali:
Web: https://www.dariovista.it
Instagram come @dott_dario_vista
Facebook: https://www.facebook.com/dottdariovista



